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IN PRIMO PIANO: 200 ettari di cemento e asfalto nel cuore della Maremma

La mappa dei “Casi aperti” individua l’ubicazione dei casi segnalati utilizzando Google Map e viene aggiornata man mano giungono nuove segnalazioni.

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di Luca Mercalli – fonte: “Luna Nuova” luglio 2007
Il coro dei “no” sta aumentando un po’ in tutta Italia, è il sintomo di un disagio profondo derivante dal raggiungimento di alcuni limiti invalicabili nella disponibilità delle risorse comuni. In sostanza, su questa piccola Italia di 301.000 km2, siamo in 60 milioni e abbiamo a disposizione solo 5000 m2 ciascuno. Ci si pesta i piedi, ovunque è un denso formicolare di persone, di macchine, di edifici e di infrastrutture e – rispetto a trent’anni fa – sono caduti alcuni miti del progresso che facevano tollerare qualsiasi operazione industriale o infrastrutturale accettandone le ricadute negative pur di creare lavoro e benessere. Oggi il benessere è diffuso – pressoché chiunque abita in una casa dotata di servizi igienici, elettricità, riscaldamento e acqua corrente, dispone di un’automobile e non fa più la fame, quindi è salutare che ci si domandi se i sacrifici irreversibili che vengono continuamente richiesti al nostro territorio abbiano ancora un senso o viceversa siano inutili e perniciosi, minaccino la qualità della vita e celino in realtà l’interesse privato di chi li propone. Se la politica non vuole sentirsi rispondere continuamente dei “no”, credo semplicemente che debba cambiare le domande. E’ logico sentirsi dire “no” allorché si avalla l’ulteriore inutile opera che nulla aggiunge al benessere delle persone modificando il precario equilibrio dei luoghi, trascurando invece i veri problemi del territorio. Permane l’idea che il buon amministratore sia colui che “costruisce” qualcosa di nuovo, lasciando la propria piramide ai posteri. Manca invece del tutto l’idea virtuosa della manutenzione e della cura di ciò che già esiste, che versa spesso in condizioni di grande trascuratezza. Le ultime generazioni hanno costruito e modificato l’ambiente più di quanto abbiano fatto tutte quelle che ci hanno preceduto in almeno 7000 anni: è evidente come questo tasso di sfruttamento non possa procedere oltre, proprio per mancanza dello spazio fisico e delle risorse naturali. Perché mai si deve aggiungere sempre qualcosa? La sostenibilità è un’altra cosa.

Per quanto mi riguarda, rispondo NO all’ulteriore espansione urbana e demografica, alle nuove strade asfaltate e ferrate, ai nuovi orribili capannoni (quelli di Bruzolo che sottraggono la vista al Castello di San Giorio sono intollerabili), all’aumento di illuminazione pubblica, alle infrastrutture turistiche giganteggianti, agli inceneritori, alle discariche.

Risponderei invece SI a un programma di ristrutturazione a tappeto dei nostri centri storici e di riqualificazione estetica delle brutture, al recupero delle aree industriali dimesse, al rilancio dell’agricoltura locale e dei prodotti agroalimentari di filiera corta, alla cura del patrimonio forestale e manutenzione delle opere di regimazione idraulica, alla completa fruibilità del nostro patrimonio storico e artistico e archeologico, all’estensione capillare di collegamenti veloci a internet, vero elemento di connessione con il mondo, allo sviluppo di un turismo leggero, diffuso e di qualità, al sostegno di tutte le pratiche di risparmio ed efficienza energetica, dall’isolamento termico degli edifici all’introduzione massiccia delle energie rinnovabili, alla raccolta differenziata dei rifiuti (verso la quale chi dice no sbaglia) e a un incisivo programma di riduzione degli stessi, all’utilizzo razionale dell’acqua con raccolta di quella piovana per l’irrigazione di orti e giardini (così non serviranno nuovi acquedotti), alla rinascita delle attività artigianali quali la lavorazione del legno, dei tessuti, della ceramica e dei metalli, antiche espressioni della cultura alpina, alla formazione di un’identità culturale che miri alla riconquista del senso di appartenenza e di rispetto del luogo in cui si vive. Probabilmente sarebbero molti di più i sì che pronuncerei se mi venissero rivolte le domande opportune. Ovviamente continuerò a rispondere no se mi verranno fatte sempre le solite e ormai scontate proposte di “sviluppo” a suon di tondino e betoniera.

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