Guardando il Padule che muore

29 04 2007

«Il padule sta morendo e nessuno fa qualcosa»
Accorata denuncia di Argo Fornaciari
di Giancarlo Capecchi – La Nazione, Sabato 29 Aprile 2007
Padule

BISOGNA CURARE meglio gli ambienti acquatici della nostra bella Maremma». E’ l’invito agli amministratori, ma non solo, di Argo Fornaciari, uno dei piscicoltori più noti a livello nazionale ma anche un grande esperto di questo tipo di ambiente che, nel caso della Diaccia Botrona, è protetto dalla Convenzione di Ramsar. Ma pare proprio, a sentire Fornaciari che vive a contatto con il padule, che gli impegni dei delegati alla tutela non siano sufficienti. Anzi.
«Su questo problema — dice Fornaciari — sono stati fatti diversi convegni e La Nazione ha più volte esposto tali necessità: ma sino ad oggi, nonostante le promesse e gli impegni dei governanti ad ogni livello, nulla è stato fatto. O poco ed in qualche caso sbagliando».
Perché sbagliando?
«Il fiume Bruna— aggiunge Fornaciari — a emergente carattere torrentizio, sul quale nel 1935 fu completata la realizzazione del Ponte Giorgini e l’adeguamento dell’alveo di foce, da allora, in quel tratto importantissimo per la sicurezza di tutti i terreni adiacenti a monte del fiume, non ha più subito interventi manutentori che possano ritenersi tali».
E le conseguenze?
«I detriti vegetali di risulta delle nette, misti al fango delle deboli piene, si sono depositati nel tempo nell’ultimo tratto del fiume, riducendo l’originaria colonna d’acqua di 5 metri, ad un battente di pochi decimetri tanto che con la bassa marea l’alveo in alcuni punti rimane scoperto».
Gli ormeggiatori delle barche da diporto, che oggi costituiscono un non indifferente apporto economico per Castiglione della Pescaia, hanno escogitato il sistema di lancia idrica a pressione, per scavare nel fango il minimo di fondale necessario ad ormeggiare i natanti.
«Gli anziani pescatori — prosegue Argo Fornaciari — sostengono che sono la barra sabbiosa della foce primaria esiste da sempre, a circa un metro di profondità, una soglia rocciosa che ovviamente rallenta il deflusso delle acque di piena, facendole rincollare a monte con i rischi dei danni che miti conosciamo bene. Basta ricordare in proposito gli allagamenti avvenuti il 29 ottobre 2004». .
E per quanto riguarda la purezza delle acque?
«Non si può più sottacere che il depuratore di Braccagni, costruito nel 2001 non è mai entrato in funzione e le deiezioni di quell’agglomerato urbano affluiscono, male odorando, in un fosso che, in connessione con gli altri porta tutto a Castiglione. E questo — sostiene Fornaciari — avviene tutt’oggi, anche se le deiezioni, grazie alla magnanimità delle natura che sopperisce alla stoltezza umana, vengono trasformate in un eccesso di eutrofizzazione, incrementata dagli scoli di alcuni allevamenti zootecnici
— conclude Fornaciari — che dilaga, decade e si rinnova perpetuandosi all’interno del Padule di Castiglione che è stato voluto Riserva naturale Diaccia Botrona ma che è tenuto con inadeguata cura del suo elemento principe, cioè l’acqua, per cui in questo periodo di tepore primaverile, a causa dell’eccesso eutrofico e dello scarso dinamismo idrico, anche gli abituali uccelli acquatici lo hanno spopolato, perché forse non vi trovano la necessaria, vitale alimentazione».
Allarme «Le alghe crescono senza controlli»

ARGO FORNACIARI, è anche il titolare di un impianto di piscicoltura che opera ai margini del padule Diaccia Botrona nel quale sono stati ospitati studenti universitari (ricordiamo anche una visita dell’attuale rettore dell’Università Silvano Focardi) e nel quale si era parlato di far nascere addirittura una facoltà universitaria legata allo studio dell’ambiente. «Un’idea non ancora accantonata —dice Fornaciari — e per la quale non mancano contatti importanti con varie università, e non solo italiane». Ma intanto c’è una minaccia che incombe, l’eutrofizzazione che sappiamo quali danni può provocare (Orbetello docet): «Questa eutrofizzazione. abnorme, mette a dura prova l’impianto di acquacoltura che ha dovuto attrezzarsi con appositi costosi macchinari per togliere gli ammassi di alghe che giungono con l’acqua alla sua opera di presa e che crescono in maniera incontrollabile anche all’interno delle vasche di allevamento delle spigole ed in quelle destinate alla depurazione dell’acqua reflua».


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